fotografia artigianale in bianco e nero
MASSAGRIGIA


INDIA


 

 

 

Atha Serpenkov nasce in Ucraina, nella campagna presso Malin, gemello di Romcec Serpenkov. Il padre era allevatore di bestiame, la madre arrotondava le poche entrate lavorando come sarta. Nel 1986 il reattore nucleare di Chernobyl esplode. A causa dell'inquinamento radioattivo la famiglia viene sfollata, perdendo casa, terra e bestiame. I Serpenkov si trasferiscono a Odessa. Il padre trova lavoro nella compagnia portuale della città. I due fratelli iniziano a frequentare la zona del porto impegnati in lavoretti saltuari.Qui Atha riceve in regalo da un marinaio russo una vecchia Zenith.

Scatta le prime foto al gemello Romcec. Pochi mesi dopo il loro arrivo a Odessa la madre, malata, muore. Il padre, che non è più in grado di provvedere ai due figli, li invia da un parente presso la comunità ortodossa di Salonicco. Atha si mostra subito insofferente alla disciplina monastica; al contrario Romcec entrerà nell'ordine, fino a prendere i voti. Atha guadagna qualche soldo scattando ritratti ai prelati che frequentano la comunità. Appena compiuta la maggiore età trova lavoro su un mercantile che naviga sulle rotte del Mediterraneo, quindi si imbarca sulla nave-cargo "India" che incrocia nel Mar Arabico. Continua a fotografare documentando la vita di bordo. Durante un soggiorno a Mumbay conosce una fotografa americana impegnata in una ricerca etnografica presso le popolazioni tribali dell'Orissa. Si appassiona al progetto e riesce a farsi assumere come assistente. Trascorrono più di un anno insieme. Durante questo periodo Atha acquista una tecnica più consapevole e sicura.Conclusa questa esperienza la fotografica statunitense rientra nel proprio paese, Atha rimane in India. Inizia così un lento viaggio nel subcontinente.Si trasferisce poi in Sri Lanka. Attualmente si trova in Myanmar. Si guadagna da vivere lavorando come guida turistica e fotografo di cerimonie.

 

 "In definitiva quello che cerco fotografando è dimenticare me stesso. Guardare il mondo attraverso l'obiettivo mi da un grande senso di libertà. Libertà dalle mie ossessioni. Scatto in maniera quasi compulsiva. È l'atto di fotografare, in sé, quello che mi interessa, mi dà pace, mi placa. Il resto, materiali, sviluppo, stampe, persino mostrare le foto, è molto meno importante. Sono affascinato dall'idea del doppio, dell'unione e separazione, dell'armonia e del conflitto, della realtà speculare. Quando Eva colse la mela ciò che era Uno si separò in due metà, due opposti inconciliabili e inseparabili. È quello che cerco di rintracciare e mostrare in alcuni scatti: i piedi di un pellegrino, un padre e la figlia, cane e serpente, la barca e il lago, due pastori sul fiume. Questo mi dà un grande senso di pena, di nostalgia per l'Unità. Perché tanto tempo in India? Per andare in posti nuovi ogni tanto è necessario perdersi. L'India è un buon posto per perdersi."


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