MONTAGNA INCANTATA
introduzione di Armando Giorgini
La storia di questo racconto fotografico è la storia dell'incontro casuale e magico tra due mondi, vicini e lontani nella misura in cui lo sono tutti coloro che si incuriosiscono reciprocamente, e di uno scambio umano e culturale profondo e inaspettato. Tutto è cominciato dalla lettura de "Il mondo dei vinti", testo dei primi anni settanta, di Nuto Revelli, custode ufficiale della memoria storica della Resistenza e della vita contadina piemontesi. In questo libro fondamentale, quasi sacro, fondato su una rigorosa raccolta di testimonianze orali, si denunciava la perdita del senso di comunità e l'abbandono di alcune valli della provincia di Cuneo, attraverso il racconto di storie personali di alcuni contadini, permeate di solitudine e rinuncia alla vita. Il quadro che ne usciva era quello di paesi ormai del tutto o quasi abbandonati, di miseria materiale e di sopravvivenza basata sulla memoria di un passato di vitalità della montagna ormai scomparso. Si parlava testualmente di "terzo mondo alle porte di Torino". Questa descrizione mi colpì e stupì e così a più di trent'anni di distanza mi sembrava che valesse la pena di vedere cosa fosse cambiato. Ebbene quello che ho scoperto con i miei occhi cittadini ed esterrefatti è che nel 2004, incredibilmente, non è cambiato nulla, e che queste valli sono rimaste del tutto impermeabili ai processi di globalizzazione, ai margini di una delle regioni più avanzate e ricche d'Europa. Ho voluto quindi rappresentare i figli e i nipoti di quei personaggi di Revelli (gente che nel XXI secolo vive in solitudine assoluta a 1400 metri di altezza, senza socialità, senza televisione, telefono e senza aver mai visto Torino o il mare!) come icone di un mondo di montagna abbandonato a sè stesso dalle amministrazioni pubbliche e (per fortuna) ignorato dai grandi poteri economici, ma carico di storie eccezionali, di intima fierezza e anche di speranza. Ho voluto così dare una interpretazione meno drammatica di quella revelliana e vedere il percorso personale e casuale di ognuno di questi personaggi verso la solitudine, come una sorta di via ascetica, in senso materiale e spirituale, verso la serenità. Se sono riuscito a raccontare questo mondo è stato grazie all'aiuto materiale e spirituale del mio amico Gianni Riva, che mi ha dato idee, storie, cibo, grappa, un letto per dormire e soprattutto mi ha fatto da intermediario, ha scritto i testi che affiancano, senza velleità troppo strettamente didascaliche, le mie foto. Io e lui insieme siamo gli autori di questo progetto.
Roma, marzo 2004
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