Il Bisnonno
Il mio bisnonno si chiamava Augusto Placidi. Nacque verso la fine del XIX secolo a Roma e morì durante il fascismo, ancora molto giovane. Mia nonna, alla morte del padre, era, secondo i miei calcoli, all'ultimo anno delle scuole superiori, ed era la sola figlia.
Augusto cominciò a lavorare nella fotografia giovanissimo, come artigiano e ragazzo di bottega.
Poi ci fu la guerra.
Augusto Placidi, con il suo socio di cui ignoro il nome, aprì uno studio fotografico a Roma, in Piazza Cavour. La loro attività andava molto bene, ma ci trovavamo all'inizio del novecento, e la Prima Guerra Mondiale era alle porte. Il fratello, ossia lo zio di mia nonna, partì volontario nella guerra d'Abissinia e in seguito divenne bersagliere (morì molto vecchio, e mio padre ha ancora dei ricordi vividi di quest'uomo bonario e sempre allegro).
Il mio bisnonno, invece, non aveva alcuna voglia di partire militare, il suo doveva essere un animo sensibile, almeno a giudicare dall'arte che produceva. Ci furono degli episodi molto oscuri, e mai veramente chiariti almeno nella memoria di mio padre che resta la mia fonte di nozioni.
Le esperienze della guerra, però, lasciarono in lui un marchio indelebile, e pare che cominciò a soffrire di gravi depressioni, e si portò dietro queste lacune per il resto dei suoi giorni. Mia nonna nacque nel 1914, proprio alla vigilia della guerra, e quindi cominciò a diventare signorina proprio negli anni del dopoguerra, anni che videro la creazione di una vera e propria prosperità economica nella loro famiglia, dovuta alla redditizia attività del padre.
Intanto Augusto, nonostante i successi professionali e creativi, continuava a soffrire di gravi depressioni, e forse anche a causa di questo (ma penso anche a causa di una connaturata incapacità a gestire gli affari) non seguì mai veramente bene la parte economica della sua attività. Questo porto al crollo, e di conseguenza alla tragedia, finale.
Augusto visse ancora pochi anni. Cominciò a chiudersi in se stesso; le informazioni sul suo decesso sono molto confuse. Forse fu un tumore fulminante allo stomaco, oppure un avvelenamento da chimici.
Gli anni seguenti l'azienda chiuse i battenti, e dichiarò fallimento. Mia nonna fu costretta ad abbandonare l'università e ad occuparsi economicamente della madre. Intanto il fascismo avanzava e la Seconda Guerra Mondiale non era più così lontana.
Claudio Capanna |